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DIARIO




Fellini

La mattina del 01 novembre del 1993 mi trovavo alla Stazione di Santa Maria Novella di Firenze in attesa di prendere un treno per Bologna.
Il Corriere della Sera titolava in prima pagina che Federico Fellini era spirato durante la notte.
Sono tanti quelli che mancano ogni giorno.
Persone famose, amici cari e familiari ma, la notizia della prematura morte del regista, mi colpì in modo particolare e tuttora non ne conosco il perché anche se posso intuirlo.
Durante il tragitto tra Firenze e Bologna annotai sul mio piccolo quaderno pentagrammato una melodia di sole 16 misure che chiamai “Fellini”  e che completai pochi giorni dopo in una sala chiesta in prestito al Conservatorio di Arts et Métiers di Parigi che era vicino alla mia casa di allora.
In quegli anni il treno da Firenze a Bologna impiegava circa novanta minuti quando oggi, con l’alta velocità e con i vari Freccia Rossa, Bianca e Argento, ci vuole a malapena mezz'ora scarsa.
Neanche il tempo di leggere il giornale, consultare la posta elettronica o instaurare una conversazione con il vicino o la vicina di posto…
Mi rendo conto che, fosse morto oggi, non avrei scritto quella melodia. Venticinque minuti di tratto appenninico sono troppo pochi per annotare su un taccuino un brano così importante da dedicare a un poeta del cinema che è stato capace di raccontare l’uomo con tale poesia.
“Fellini” è da allora il ‘mio’ standard e non è casuale che lo abbia interpretato e registrato più di qualsiasi altro brano e che continui ad accompagnarmi come fosse un vecchio amico.
Ho giusto pensato di cambiargli il titolo. O meglio, di dargli un sottotitolo che, nel caso, sarebbe “Elogio della lentezza”.
Perché con la velocità non avrebbe visto la luce questa melodia che, in 24 differenti versioni, vi accompagnerà per due anni e cambierà ogni mese in un rigoroso ordine cronologico di registrazione ed esecuzione…
Paolo Fresu